Santa Caterina da Bologna (1413–1463) fu una clarissa, mistica, artista e fondatrice del Monastero del Corpus Domini di Bologna, dove ancora oggi si conserva il suo corpo incorrotto. Educata alla Corte Estense di Ferrara, maturò presto una profonda vocazione alla vita religiosa, distinguendosi per umiltà, preghiera, amore per l’Eucaristia e intensa unione con Cristo. Autrice di opere spirituali tra cui Le sette armi spirituali, fu maestra di vita interiore e guida per molte giovani religiose. Morta in fama di santità, venne canonizzata nel 1712 da Papa Clemente XI.
“All’inizio e alla fine di questa battaglia, bisogna passare attraverso il mare in tempesta, per aiutarci a vincere in questa lotta", Santa Caterina aggiunge: " Desidero presentarvi 7 armi spirituali: la diligenza, cioè la sollecitudine del bene operare, la diffidenza di sé, la confidenza in Dio, la memoria della Passione di Cristo Gesù, il ricordo della nostra morte, la memoria dei beni del Paradiso, la memoria della Sacra Scrittura"
Santa Caterina da Bologna
Nascita: 8 settembre 1413, Bologna
Morte: 9 marzo 1463, Bologna
Ex luogo di sepoltura (dopo 18 giorni fu riesumata): Monastero del Corpus Domini di Bologna in Via Tagliapietre, 21
Libri da lei scritti: Le sette armi spirituali, Laudi, trattati e lettere, altro.
Quadri da lei dipinti: Madonna del pomo granato ed altri più miniature dipinte da lei su libretti di preghiere, ecc.
Genitori: Giovanni Vigri, Benvenuta Mammolini
Beatificazione: 13 novembre 1703
Canonizzazione: 22 maggio 1712, da papa Clemente XI
A circa 9 anni viene mandata a Ferrara alla Corte Estense come damigella di compagnia di Margherita (figlia naturale di Nicolò III e Parisina Malatesta) e compagna anche delle figliole del Chagnaccino (casa gentile e nobile). Si applica diligentemente e impara anche il latino oltre alle arti del Trivio (grammatica, dialettica, retorica cioè trovare argomenti nel parlare); la musica, la poesia, il disegno, la miniatura, la danza, sta diventando una donna perfetta.
Nel 1425
Nicolò III fa uccidere la moglie traditrice con il proprio figlio Ugo fratello di Margherita.
Nel 1426
Caterina, dopo aver deciso di allontanarsi da corte si unisce al gruppo di Lucia Mascheroni, Terziaria Agostiniana, con altre donne devote.
Dal 1426 al 1429
Vive per tre anni un intenso periodo di Ascesi Spirituale passando tutti i gradi della perfezione con varie e numerose prove e tentazioni. Seguita dai frati minori, guide spirituali e maestri nel cammino, le viene donata anche la rivelazione del perdono dei peccati e il dono dell'innocenza battesimale( le armi necessarie alla battaglia spirituale).
Nel 1432
A 19 anni diventa professa nella regola di S. Chiara d’Assisi, nel nuovo monastero del Corpus Domini di Ferrara.
Dopo 30 anni
giunge a Ferrara la richiesta di fondare un monastero di Clarisse osservanti anche a Bologna. Viene scelta Caterina con un gruppetto di consorelle e le viene imposto dai superiori di chiamarsi Caterina Da Bologna. Caterina si ammala per il dispiacere di lasciare Ferrara.
Il 22 luglio 1456
Caterina con 15 consorelle e mamma Benvenuta, che era entrata in convento dopo la morte del marito e padre della futura Santa, partono per Bologna, Caterina sta malissimo sembra quasi morire ma quando arriva a Bologna si ristabilisce. Disse di lei la sua Madre Superiore Leonarda Degli Ordelaffi: “Sappiate e siate certi, che io vi dò un’altra Santa Chiara”.A Bologna il nuovo monastero cresce e si amplia, Caterina è molto amata e conosciuta al punto che dopo un anno le consorelle sono diventate 60. Per 7 anni Caterina si dona in tutto e a tutti senza risparmiarsi.
1 anno prima di morire
udì cantare un angelo in giardino che diceva: “La Gloria di Dio sarà vista in te”, Caterina da quel giorno ripeteva spesso queste parole cantandole accompagnandosi con una viola.
"La Gloria di Dio sarà vista in te”, Scritta fatta in ricordo al canto udito dalla Santa un anno prima di morire, è visibile sopra la teca contenente il corpo di Santa Caterina da Bologna.
Viola originale usata dalla santa per suonare, guardando la Santa frontalmente la viola è posizionata a destra del corpo.
Il 9 Marzo 1463
Caterina muore invocando per 3 volte il nome di Gesu’.
Corpo incorrotto
Sin dal giorno della sua morte terrena sul suo corpo si verificarono fatti straordinari. Dopo 18 giorni dalla sepoltura avvenuta senza bara come previsto dalla regola delle Clarisse Francescane, fu riesumata e trovata intatta e profumata, solo un po’ schiacciata sul volto e sul naso, che presto miracolosamente si ricomposero.
Apparizione Vergine Maria con Gesù Bambino
Verso la fine del suo incarico di maestra delle novizie ebbe una visione, spesso rappresentata in opere d’arte, che può essere descritta attraverso le sue stesse parole. Avendo ottenuto il permesso di trascorrere la notte di Natale in chiesa, "vi si recò il più presto possibile" con l'intenzione di recitare un centinaio di Ave Maria in onore della Madonna. Lo fece con la dovuta attenzione e fervore fino circa a mezzanotte, l’ora nella quale si ritiene il Salvatore sia nato. Proprio in quell’ora le apparve la Vergine Maria con in braccio Gesù Bambino, avvolto in bende candide, Maria le si avvicinò e le consegnò suo figlio. Vi lascio immaginare la gioia di Caterina che si prese la libertà di accarezzarlo, di stringerselo al petto e di portare il suo viso alle labbra.
Il miracolo del Pane
Quando era ancora monaca presso il convento di Ferrara, Caterina fu anche fornaia. Riguardo allo svolgimento di quest’ultimo ufficio, Suor Illuminata Bembo, coetanea della Santa, racconta un episodio pittoresco. Un giorno nel monastero doveva tenersi una predicazione alla quale Caterina voleva assolutamente assistere. Allora, mise il pane nel forno e disse “ti affido a Cristo” e poi uscì per ascoltare il sermone, che durò più di quattro ore. Quando tornò per rimuovere l’alimento, mentre molte suore pensavano che fosse già completamente bruciato, lei lo trovò cotto al punto giusto. Rendendosi conto che si trattava di un miracolo, tutte vollero mangiare subito un po’ di quel pane.
La scodella di San Giuseppe
Quando era ancora monaca presso il convento di Ferrara, Caterina era portinaia e un giorno aprì a un pellegrino che diceva di venire dalla Palestina, chiedeva l’elemosina. Dopo aver parlato e risposto alle domande della monaca, il pellegrino le lasciò una piccola scodella fatta di un materiale trasparente.
Le disse che quella era una scodellina in cui aveva bevuto il Figlio della Beata Vergine Maria, quando era ancora piccolo. Andato via, il pellegrino non ritornò più a riprendere la scodellina che rimase a Caterina, la quale la venerò con molta attenzione, sicura che le fosse stata donata dal suo Divino Sposo, attraverso San Giuseppe, che identificò appunto nella figura di quel pellegrino. Quando Caterina dovette andare via per trasferirsi al nuovo monastero del Corpus Domini di Bologna lasciò in custodia la reliquia alle sue consorelle, dicendo loro di ridarla indietro al pellegrino se fosse ritornato, altrimenti avrebbero dovuto mostrarla ed esporla al pubblico il 19 marzo, giorno in cui si festeggia San Giuseppe. Da allora la scodellina fece molti miracoli alla gente che accorreva malata e quando una persona veniva guarita, ecco che dall'oggetto veniva fuori un profumo soave, dolce, bello. La scodella è attualmente conservata nel monastero Corpus Domini di Ferrara.
"Madonna del pomo granato" quadro originale raffigurante la Vergine Maria con in braccio Gesù bambino dipinto dalla Santa.
Sin dal giorno della sua morte terrena sul suo corpo si verificarono fatti straordinari. Dopo 18 giorni dalla sepoltura avvenuta senza bara come previsto dalla regola delle Clarisse Francescane, fu riesumata e trovata intatta e profumata, solo un po’ schiacciata sul volto e sul naso, che presto miracolosamente si ricomposero.
Tutte le sorelle erano profondamente agitate perché emanava un profumo che si diffondeva nella chiesa e nel convento, impregnando le mani che l’avevano toccata, e non sembrava esservi alcuna spiegazione.
Dopo essere diventata abbastanza pallida, Ella cominciò a cambiare colore, divenendo più rossa, mentre il suo corpo cominciava ad emettere un sudore piacevolmente profumato. Passando dal pallore ad un colore d'ambra incandescente. Ella trasudava un liquido aromatico che a volte sembrava acqua limpida, ed a volte un miscuglio di acqua e sangue ( le sorelle ebbero cura di raccoglierlo ed inserirlo in un'ampolla che, divenuta in seguito una reliquia, viene esposto in in chiesa durante l’Ottavario, a lei dedicato dall'8 marzo al 16 marzo di ogni anno anche attualmente).
Così, si prese l’abitudine di esibire il corpo ai fedeli, con grande fatica delle sorelle costrette nei 12 anni successivi a sollevarlo per mostrarlo attraverso una piccola grata, essendo gli ambienti di clausura inaccessibili alla gente. Finché non avvenne il secondo miracolo: su richiesta delle madri superiora Caterina si piega e prende la posizione seduta.
Da allora la Santa è circondata dagli oggetti contenuti nei reliquiari alle pareti, ci sono immagini del breviario con le miniature da lei stessa realizzate, la piccola viola che amava suonare, l'immagine della teca che contiene il sangue misto a umore trasudato dal suo corpo, e poi denti e ossa, di fronte alla teca in alto i resti della Beata Paola Mezzavacca e a destra della Beata Giovanna Lambertini consorelle vissute al tempo di Caterina come anche, ma sono purtroppo andati perduti, i resti della Beata Illuminata Bembo colei che fu l'autrice di un 'opera "Specchio di Illuminazione" in cui descrisse la biografia e, in seguito, ai fatti prodigiosi a cui fu presente, l'esumazione di Santa Caterina da Bologna.
Nella stanza attigua si possono vedere altri oggetti tra cui: il letto, la veste ed una Corona (purtroppo ad oggi non pìù presente perchè è stata oggetto di furto). Isabella Chiaramonte regina di Napoli traeva conforto dalle letture religiose ed aveva un libretto di devozione composto da Santa Caterina da Bologna avuto in dono dal cardinale Angelo Capranica. Avendo avuto un aiuto, tramite una grazia ricevuta per intercessione della Santa, venne a Bologna e depose, donandogliela, la propria corona.
Corpo incorrotto di Santa Caterina da Bologna visibile nella cappella.
Letto della Santa visibile nella stanza attigua a dove è conservato il corpo.
Come maestra delle novizie, Santa Caterina lasciò un importante trattato di vita spirituale che, secoli dopo, continua ad essere utile non solo per le religiose ma per tutti coloro che aspirano a percorrere i sentieri della perfezione. Nelle primissime pagine di questo libro, intitolato Le sette armi spirituali, così descrive la vita di un cristiano: “All’inizio e alla fine di questa battaglia, bisogna passare attraverso il mare in tempesta, cioè attraverso molte tentazioni angoscianti e combattimenti feroci". E per aiutarci a vincere in questa lotta, aggiunge: " Desidero presentarvi fin dall'inizio alcune armi spirituali che vi permetteranno di combattere efficacemente l'astuzia dei nostri nemici. Ma chi vuole intraprendere questa battaglia non deve mai abbassarle, perchè i nemici non dormono mai." Santa Caterina concepiva la vita religiosa come quella di un soldato sul campo di battaglia che lotta con coraggio di fronte al nemico. Per questo motivo, incoraggiava le religiose della sua comunità con parole come queste: “Carissime sorelle, la dote che Cristo Gesù desidera trovare in ognuna di voi è che siate valorose nelle battaglie, cioè forti e costanti nella lotta”. In particolare, nel libro Le sette armi spirituali, lei sostiene che chiunque volesse prendere la croce di Gesù Cristo, nostro Salvatore, il quale è morto in battaglia per darci la vita, prima è necessario che prenda le armi necessarie alla battaglia:
Diligenza, cioè la sollecitudine del bene operare, poiché la Sacra Scrittura maledice quelli che sono negligenti e tiepidi nella via di Dio;
Diffidenza di sé, cioè credere fermamente e senza dubbio di non poter far nulla di buono, come disse Cristo Gesù: “Senza di me non potete far nulla”;
Confidenza in Dio e per amor suo con grande prontezza di spirito e virilmente non temere di combattere contro i demoni e contro il mondo e la propria carne che ci è data per essere sottomessa allo Spirito;
Memoria della gloriosissima vita dell’Agnello immacolato Cristo Gesù e, soprattutto la sua santissima morte e passione, avendo sempre dinanzi agli occhi dell’intelletto la sua castissima e verginale umanità;
Ricordo della nostra morte. E questo tempo si chiama tempo di misericordia, nel quale Dio ci aspetta di giorno in giorno, affinché noi emendiamo la nostra vita di bene in meglio;
Memoria dei beni del Paradiso, che sono preparati per chi legittimamente combatterà, abbandonando tutti i vani piaceri della vita presente;
Memoria della Sacra Scrittura con la quale possiamo vincere i nostri nemici, che dobbiamo portare nel nostro cuore e da essa, come da fedelissima madre, prendere consiglio in tutte le cose che dobbiamo fare.
Altri scritti conservati attribuiti alla Santa sono: I Dodici Giardini, Il Rosarium, I Sermoni, Laudi e altre lettere spirituali
Immagine raffigurante il breviario della Santa
Santuario: aperto tutti i giorni, dal lunedì al sabato dalle 9:00 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 18:00. Domenica e festivi dalle 9:00 alle 11:30 e dalle 15:00 alle 18:00. Ingresso libero; le offerte sono gradite e destinate al sostegno e alla conservazione del Santuario.
Cappella di Santa Caterina: aperta al pubblico martedì, giovedì, e sabato dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 16:00 alle 18:00. Domenica dalle 10:00 alle 11:15 e dalle 16:00 alle 18:00, durante tali orari è possibile vedere da vicino il corpo incorrotto della Santa. Negli altri giorni la cappella rimane chiusa, ma la Santa è comunque visibile attraverso una grata dalla navata principale.
Si raccomanda ai visitatori di verificare sempre gli orari aggiornati, poiché potrebbero subire variazioni. In occasione delle funzioni liturgiche (Sante Messe, preghiere comunitarie) le visite turistiche sono sospese. Per informazioni dettagliate ci si può rivolgere al Santuario. L’ingresso richiede un abbigliamento consono a un luogo sacro; è richiesto silenzio e rispetto durante la visita.
Padre misericordioso,
che hai concesso a Santa Caterina da Bologna un fervente amore per Gesù Crocifisso, sì da meritarne le più elette grazie e l’hai donata come singolare avvocata a coloro che invocano la sua intercessione, concedimi la grazia… che umilmente ti chiedo.
Fà o Padre, che, accogliendo con purezza di cuore il suo messaggio, possa essere perseverante nell’orazione, assiduo all’Eucarestia e alla meditazione della Parola di Dio per essere forte nella fede, fiducioso nella speranza, ardente nella carità e vero discepolo del Figlio tuo Gesù Cristo e meritare di godere un giorno con Lei l’eterno gaudio della beata visione in cielo.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.